Da Belgrado, l’elegante, attiva metropoli le cui bancarelle di souvenir vendono magliette inneggianti a Ratko Mladic (scoperta di stamane), io ed Elena ci siamo mossi ieri per una gita a Sremski Karlovci, ad un ottantina di chilometri da qui.
Avevo sperato che il treno non fosse troppo soffocante. Beh, avevo sperato male. Il treno e’ costituito da due vecchi vagoni, uno francese e l’altro italiano. Quello italiano e’ una vecchia carrozza da treno espresso, forse a suo tempo usata per la Freccia del Levante e mai piu’ risistemata. Hanno tolto le stampe delle citta’ italiane e gli strapuntini (elegantemente coperti inchiodandovi sopra tavole di compensato), peccato. Il treno procede lentissimamente e con numerose pause sotto un sole spietato, il che permette di osservare con comodo la monotonia della pianura intorno a Belgrado. Meno male che quando ci accostiamo al Danubio la campagna diventa assai piu’ gentile e varia, ripagando il nostro copioso sudore con dei bei paesaggi bucolici.
Scendiamo dal treno e guardiamo la stazione di Sremski Karlovci come si guarderebbe il Giordano dopo quarant’anni di peregrinazione desertica, ma non c’e’ molto da vedere: la bella stazioncina (con tralci di edere e viti sul pergolato del primo binario) e’ semideserta e i pochi viaggiatori si dirigono subito in paese.
La natura di Sremski Karlovci e’ abbastanza particolare. Le modeste case contadine e le villette rivelano una vita rurale dignitosa ma di certo non ricca, tant’e’ vero che qui ci sono piu’ Zastava e meno macchine occidentali, ma la sua piazza principale sembra quella di una capitale in miniatura, e si presterebbe a parate giocattolo.
Mi spiego: in fondo alla modesta strada di accesso dalla stazione si aprono due grandi ed eleganti edifici in stile neoclassico o barocco, forse un po’ cadenti, ma nell’insieme molto mitteleuropei, accompagnati da una grande chiesa ortodossa barocca (e’ qui in Serbia che ho scoperto che le chiese possono essere ortodosse e anche barocche, con esiti spesso eccezionali, come qui), da una sede del comune altrettanto neoclassica e da una fontana settecentesca di un architetto italiano (Lonely P. docet, anche se onestamente non serviva un archietto italiano per questa modesta fontanella). Lo spazio libero della piazza e’ occupato da eleganti caffe’.
Il tutto e’ praticamente deserto, ed io ed Elena girovaghiamo un po’ incerti fino a trovare l’altro importante attrazione della citta’, la Cappella della Pace. Si tratta di una chiesetta costruita nell’800 per celebrare la pace del 1699 tra Austriaci e Turchi. La sua particolarita’ sta nell’avere quattro accessi paritetici per tutte le etnie e religioni della citta’. Accanto ad essa, sorge un enorme platano dal tronco bianco che costituisce, in se’, un’ulteriore attrazione.
La chiesetta e’ chiusa, come ci spiegano in un tedesco molto incerto tre pensionati al tavolino del caffe’ posto all’ombra del platano stesso. Non che si riesca a parlare molto, parlando loro solo un po’ di tedesco. Non sembrano neanche credere alla mia italianita’ e non trovano convincente il fatto che io parli tedesco, ma il nostro livello di comunicazione e’ cosi’ scarso che mi riesce impossibile fargli notare che neanche loro sono tedeschi, eppure lo parlano. La cosa curiosa e’ che quando chiedo a quello piu’ scettico di dove sia lui, li mi risponde semplicemente “Yugoslavo”. Gia’ ai tempi di Tito, quelli che si definivano cosi’ saranno stati l’1%, nei censimenti.
Il signore piu’ distinto, quando sente che Helena e’ spagnola, rievoca l’Opera Yugoslava, che trent’anni prima era stata in tournee a Barcellona e Madrid. “Eh gia’” e’ l’inevitabile risposta di Helena, ma e’ sarebbe bello sapere donde viene a questo distinto signore questo preciso ricordo.
Mah. Ci infiliamo anche noi in un caffe’, in piazza, e aspettiamo il treno li’, cercando di riprenderci un po’ dal caldo. Mettendoci a consultare la L.P., se non altro, riusciamo a spiegarci come mai un modesto paesino di campagna abbia una piazza d’armi: Sremski Karlovci era un centro del Patriarcato Ortodosso, che ospitava, ed ospita, un centro di alti studi teologici. Tutto quel che afferiva alla scuola e alla chiesa, dunque, era assai ben messo e ricco, ma il resto del paesino, evidentemente, non intercettava nulla di questa ricchezza.
Ah, pare facciano anche ottimi vini, qui in Vojvodina, la regione di Sremski Karlovci…